«Il sottile piacere dell’ignoto» – Intervista a Massimiliano Giri

Quando hai cominciato a scrivere? Come è evoluta la tua scrittura? Quali autori o libri sono stati per te fondamentali?

Ciao, Michele, e un saluto ai lettori del tuo blog. Scrivo da sempre, da giovane scrivevo canzoni e poesie, ma la narrativa ho iniziato a scriverla solo nel 2011, dopo aver frequentato un corso con l’editor Mondadori Franco Forte. La mia scrittura si è evoluta molto in questi anni, diciamo che dal 2015 ho cominciato a fare sul serio e a raccogliere i frutti di un percorso di studio e lavoro, vincendo il mio primo concorso letterario in collaborazione con Mondadori: il premio Giallolatino.

Ci sono tanti autori che sono stati importanti nella mia formazione, ma direi due su tutti: Lovecraft e Barker. Sono loro che mi hanno fatto innamorare della narrativa.

Dove trovi le idee?

Le idee possono essere ovunque: nei libri, nei film, su un articolo di giornale, nel vissuto quotidiano, l’importante è saperle riconoscere, ponderare, appuntare e selezionare. Voglio incollarti qui la risposta divertente di Fabrizio Fortino, un collega scrittore, che alla stessa domanda ha risposto: “Dove si trovano le idee? Stando seduti sul gabinetto o guidando in stato catatonico sulla strada che fai ogni santo giorno. Non esistono altri modi” (Cit.)

Qual è la tua routine di scrittura? Che rapporto c’è tra metodo e ispirazione?

L’ispirazione e fondamentale se si vuole fare lo scrittore, perché può rendere originale e viva una storia, può rendere credibile un personaggio. Detto ciò io scrivo prevalentemente gialli e thriller, quindi all’ispirazione devo abbinare un metodo, una parte più progettuale, ma necessaria per non incorrere in errori di coerenza interna, che potrebbero inficiare il lavoro finale. Una volta pianificato un romanzo nei minimi dettagli, la prima stesura fila liscia e senza intoppi.

La tua scrittura si muove tra il thriller, l’horror, il giallo, il weird e la fantascienza. Cosa ti attrae di queste zone dell’immaginario?

Il mondo del “fantastico” mi ha sempre affascinato, in tutte le sue sfumature, forse per il sottile piacere che genera “l’ignoto” nell’animo umano, forse per la voglia di scavare nei recessi di una realtà che non è proprio come la vediamo. I nostri organi di senso, le elaborazioni del nostro cervello, infatti, per quanto raffinate, “vedono” solo una realtà circoscritta e soggettiva, che non è quella reale. Ecco perché amo la letteratura fantastica, perché offre possibilità alternative, propone visioni aperte e libere, sul concetto di realtà.

E comunque, chiudo con una delle citazioni che preferisco di Lovecraft: «Il sentimento più forte e più antico dell’animo umano è la paura, e la paura più grande è quella dell’ignoto.»

A tuo parere esistono differenze tra narrativa letteraria e narrativa di genere? Che rapporto c’è / ci dovrebbe essere fra le due?

Partendo dal presupposto che, a mio avviso, la distinzione principale andrebbe fatta solo fra libri belli e libri brutti, ti dico che, a livello tecnico, ci sono parecchie differenze fra i generi. Se nella narrativa letteraria, come la chiami tu, cioè mainstream, c’è più libertà di scrittura, nella narrativa di genere bisogna conoscere alcune “regole” del genere. Un giallo, per esempio, per definirsi tale, deve avere certi elementi che compongono il suo meccanismo, altrimenti non è un giallo. Lo stesso vale per la fantascienza, che deve possedere elementi tecnici specifici, come: un buon worldbuilding, cioè la capacità di creare un mondo immaginario credibile, con un alto grado di coerenza interna, per evitare che crolli la sospensione d’incredulità nel lettore, oppure che le informazioni vengano gestite senza eccessi, senza cadere nella trappola dell’infodump. Ogni genere, insomma, ha delle peculiarità, delle leggi non scritte che è bene sapere se ci si vuole cimentare in quel genere.  

Oltre a scrivere, ti occupi di editing. Cosa significa per te fare editing? Che rapporto ci dovrebbe essere fra editor e scrittore?

In realtà sono principalmente un editor che, a volte, scrive. Il mio lavoro preponderante, ormai da qualche anno, è quello di correggere romanzi che mi arrivano da tutta Italia. Il lavoro dell’editor è molto delicato, perché bisogna avere capacità e conoscenze tecniche, bisogna conoscere la grammatica, la sintassi, le tecniche di narratologia, bisogna avere occhio per scovare refusi, incongruenze di trama etc. È un lavoro che non tutti possono fare, anche se, negli ultimi anni, purtroppo, in tanti si sono improvvisati editor.

Il rapporto fra editor è autore è fondamentale, ci deve sempre essere uno scambio costruttivo fra queste due figure. Io, per esempio, seguo pochi e preparati autori e autrici e con loro ho un rapporto di sincera amicizia.

A tuo parere come è cambiato negli ultimi anni il mondo dell’editoria? Cosa ti piace e cosa non ti piace dell’editoria contemporanea?

Purtroppo vedo il futuro dell’editoria molto male. Il mercato sta cambiando e in peggio e, anche se al momento la IA non è in grado di produrre veri e propri romanzi, in futuro questa tecnologia potrebbe stravolgere o distruggere quello che resta di questo settore. Lo so, sono catastrofista, ma dopotutto amo la letteratura horror, no?  

Quali sono i tuoi autori italiani contemporanei preferiti?

Ci sono molti autori che mi piacciono per motivi diversi. Ilaria Tuti, per esempio, mi piace per l’estetica della sua scrittura, per la capacità di immergere il lettore nella storia. Donato Carrisi mi piace per la capacità di creare suspense e colpi di scena. Poi adoro Luigi Musolino, Stefano Cucinotta, Nicola Lombardi, Dario Tonani, che sono autori di nicchia, meno conosciuti, ma bravissimi.

Che consiglio daresti a chi nel 2024 volesse fare della scrittura la propria professione?

Partirei col snocciolargli due dati statistici: 1) In Italia si legge pochissimo. I lettori sono pochi e i libri pubblicati in un anno sono troppi. Quindi c’è un palese sbilanciamento fra domanda e offerta. 2) Il novantanove percento degli scrittori professionisti in Italia, me compreso, ha anche un secondo lavoro.

Questo la dice lunga sull’utopia di “campare di scrittura”. Sarò cinico, ma io mi definisco realista: la scrittura può essere solo una bella passione, capace, a certi livelli, di farti arrotondare lo stipendio. Tutto qui.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Oltre all’attività di editor e di autore, sono anche un docente di scrittura creativa e writer coach. Ho un sito dove c’è un mio corso permanente di scrittura professionale, con video lezioni registrate, ideate per chi vuole seguire le lezioni quando ha tempo e tutte le volte che vuole. I miei prossimi obiettivi sono quelli di creare dei nuovi corsi, dei mini-corsi in cui spiego le differenze fra i generi letterari e le tecniche specifiche che ogni genere richiede. Poi sto lavorando da mesi alla trama di un nuovo romanzo thriller, che forse riuscirò a scrivere nel 2025.

Scelta obbligata.

Sherlock Holmes o Philip Marlowe? Holmes.

Montalbano o Schiavone? Schiavone.

Il silenzio degli innocenti o Seven? Eh, qui è dura, ma dico Il silenzio degli innocenti.

E.A. Poe o H.P. Lovecraft? Lovecraft.

Stephen King o Shirley Jackson? King.

John Carpenter o Dario Argento? Carpenter.

Dylan Dog o John Constantine? Dylan Dog.

Isaac Asimov o Ray Bradbury? Asimov.

Dan Simmons o Liu Cixin? Simmons.

Bio

Massimiliano Giri (1977), scrittore sammarinese, cresce artisticamente nella scuola di scrittura professionale dell’editor Mondadori Franco Forte. Appassionato di letteratura di genere, pubblica racconti e romanzi spaziando in diversi generi letterari, dalla fantascienza al giallo, dalla spy story al thriller. Esordisce con la narrativa nel 2012, pubblicando alcuni racconti sulle riviste Writers Magazine Italia e Robot. Nel 2015 e nel 2016 vince il premio Giallolatino Mondadori (Collana Segretissimo) e nel 2018 si aggiudica il premio Urania Short per il miglior racconto di fantascienza. Nel 2018 inizia l’attività di editor e docente di scrittura creativa. Nel 2020, con il romanzo Il senso delle parole rotte, vince il Premio Alberto Tedeschi e pubblica nella collana Il Giallo Mondadori.

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Chi sono

Michele Ghiotti (1989) è nato a San Marino, dove insegna Lettere nella scuola secondaria di primo grado. Ha pubblicato la raccolta poetica Preistoria primavera (Italic Pequod, 2021), ammessa alla fase finale del Premio Tirinnanzi 2022. Suoi racconti sono apparsi su Crack, Carie, Retabloid e Blam. Il suo racconto Carne della mia carne, occhi dei miei occhi è stato finalista al Premio Calvino 2024.