Quando hai cominciato a scrivere? Come è evoluta la tua scrittura?
Ho sempre avuto, di fronte a bei libri o bei film, la voglia di scrivere delle storie mie. Ho veramente cominciato grazie ad un corso di scrittura creativa, nel 2021. Corso molto pratico e attivo, e mi sono trovato finalmente “forzato” a scrivere e a far leggere ciò che scrivevo.
Quali libri sono stati per te fondamentali? Oggi chi sono i tuoi scrittori preferiti?
Confesso di essere stato un pessimo lettore fino all’università, per cui metto come primo libro fondamentale L’uomo nell’alto castello di P.K. Dick, il primo libro che ho letto di spontanea volontà. Poi direi 1984 di Orwell, che ho letto diverse volte. Ad oggi continuo a leggere molta fantascienza, quindi Dick, Bradbury, e negli ultimi anni sto leggendo molto S. King, visto il mio forte interesse per l’horror e il perturbante.
Come affronti la scrittura? Qual è la tua routine?
Per prima cosa voglio dire che per me scrivere è davvero un piacere, quindi cerco di farlo in ogni momento di “libertà” da lavoro e impegni familiari. Scrivo soprattutto la sera, quando mia figlia è a dormire, e spesso in macchina, quando la porto ad equitazione e ho due ore di completa solitudine posteggiato nel bosco. C’è un rapporto stretto tra la mia scrittura e l’auto: per lavoro passo molto tempo alla guida, solo, ed è in quei momenti che “scrivo” mentalmente gran parte delle storie, visualizzo le frasi, i dialoghi, anche la punteggiatura. Poi alla sera devo solo “riportare” tutto sulla tastiera.
Dove trovi le idee? Che rapporto c’è tra metodo e ispirazione?
Le idee sono qualcosa di davvero affascinante, vero? Come vengono, perché, quando? Sono come l’amore, come i sogni, non hanno inizio né fine. Non saprei dare una risposta precisa, quello che posso dire è che per me, spesso parte tutto da una battuta, l’ispirazione arriva sotto forma di dialogo. Adoro i dialoghi, anche la quarta di copertina del romanzo è un dialogo.
Ovvio, senza idee non si può scrivere, e non c’è modo di accenderle. Quello che posso consigliare è di nutrirsi al massimo di storie, personaggi, situazioni, leggendo molto, ascoltando canzoni, guardando film, perché da un nulla può scaturire una buona idea.
Un’ottima fonte di ispirazione per me sono i LEGO, coi quali realizzo opere di mia invenzione, spesso dalle mie costruzioni parte l’idea per una storia.
E fra talento e applicazione?
Altra risposta difficile. Io sono nuovo alla scrittura, non so dire se ho talento o meno. Certamente i buoni riscontri aiutano molto e danno tanto entusiasmo. Fondamentale, come per tutte le cose della vita, studiare, fare corsi, vedere altri come fanno e cercare di capire il più possibile. Certo, di base ci vuole tanta fantasia, poi ci deve essere la voglia di buttarsi, fare leggere a sconosciuti ciò che hai scritto, accettare rifiuti e critiche sempre cercando di migliorare. L’applicazione la vedo una cosa scontata, dal momento che la tua passione è scrivere, farlo diventa un piacere. Bisogna sforzarsi per migliorare, sempre.
Nella tua esperienza la scrittura è un’attività esclusivamente individuale o che vive di dialogo e incontro? È importante (e, nel caso, ancora possibile) trovare dei maestri?
Individuale, per lo meno fino alla prima stesura. Poi arriva la prima correzione, da parte di mia moglie, che è sempre la prima a leggere ciò che scrivo. Quando poi si ha a che fare con editor o altre figure “professionali” chiaramente il confronto è obbligatorio e mi piace molto.
Trovare maestri è sempre e continuamente possibile, secondo me. Si può imparare da chiunque, scrittori affermati, esordienti come me, o anche persone totalmente al di fuori.
Quello che è importante è l’attitudine, la prontezza a cogliere tutto, anche un piccolo dettaglio, che può diventare un insegnamento.
Quanto conta la lingua per la riuscita di un buon racconto o un buon romanzo? È più importante lo stile o la storia?
Anche qui, come per talento e applicazione, uno non esiste senza l’altra e viceversa. Una buona storia è la base di tutto, ovviamente, ma la si può brutalizzare e annullare con una pessima scrittura. Così come frasi “esteticamente” perfette restano vuote senza una storia che muova qualche emozione. Anche per lo stile si possono avere maestri e punti di riferimento, ad esempio io ammiro moltissimo Mimmo Gangemi, trovo il suo modo di “dire le cose” davvero affascinante.
Poi non va sottovalutato anche un terzo aspetto: abbiamo una bella storia, sappiamo scrivere bene, ma come la raccontiamo? Come la componiamo? Partiamo dall’inizio? Dalla fine? Trovare la struttura che aumenti l’interesse e il coinvolgimento in una storia è per me un punto fondamentale, sul quale vorrei imparare ancora molto.
Il terreno su cui si muove la tua scrittura è soprattutto il fantastico. Cosa ti attrae di questa modalità dell’immaginario?
Il fantastico permette alla fantasia di farti uscire di strada, arrivare alla meta percorrendo spazi non razionali, quindi per me, per il genere che amo scrivere, è fondamentale. Penso che sia più semplice, da un lato, scrivere di elementi fantastici, perché spesso restare credibile entro i muri della realtà risulta molto più complicato.
Quali sono i temi che affronta la tua scrittura, le tue fissazioni, le tue ossessioni?
Mi piace spaventare, inorridire, anche far arrabbiare e deludere. Il movente principale che mi porta a scrivere una storia è la volontà di stupire il lettore, di creare qualcosa di inaspettato. Subisco molto il fascino delle storie che riescono a stupirmi, per questo, quando scrivo, la mia ossessione più forte è per il finale. Il finale deve essere particolare, deve muovere qualcosa. Spesso mi dicono che le mie storie “finiscono male” nel senso che il fine non è quasi mai lieto. Questo mi piace, trovo le “brutte fini” più vere e meno scontate.
Un tema che, volente o no, ritrovo quasi in tutti i miei scritti, è il rapporto padre-figlia. Ho un rapporto fantastico con mia figlia, e mi rendo conto, a volte anche solo dopo aver riletto dei brani, che questo ritorna sempre, in molte forme diverse, spesso distorte, in ciò che scrivo.
Quali sono i temi che affronta la tua scrittura, le tue fissazioni, le tue ossessioni?
Mi piace spaventare, inorridire, anche far arrabbiare e deludere. Il movente principale che mi porta a scrivere una storia è la volontà di stupire il lettore, di creare qualcosa di inaspettato. Subisco molto il fascino delle storie che riescono a stupirmi, per questo, quando scrivo, la mia ossessione più forte è per il finale. Il finale deve essere particolare, deve muovere qualcosa. Spesso mi dicono che le mie storie “finiscono male” nel senso che il fine non è quasi mai lieto. Questo mi piace, trovo le “brutte fini” più vere e meno scontate.
Un tema che, volente o no, ritrovo quasi in tutti i miei scritti, è il rapporto padre-figlia. Ho un rapporto fantastico con mia figlia, e mi rendo conto, a volte anche solo dopo aver riletto dei brani, che questo ritorna sempre, in molte forme diverse, spesso distorte, in ciò che scrivo.
Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie?
Come detto, spesso il legame padre-figlia rientra in qualche angolo dei miei racconti, per il resto direi quasi nulla. Anche se, nel mio primo romanzo, che non ha nulla di fantastico o horror, molto è autobiografico, legato ai miei amici storici e alle nostre vacanze a vent’anni.
Come sono state finora le tue esperienze di scrittura e di pubblicazione? Com’è orientarsi nel mondo dell’editoria ?
Sono entrato in questo mondo da pochissimo, potrei dire esattamente da un anno. Mi è capitato di pubblicare racconti per riviste, antologie di concorsi, siti indipendenti e case editrici, è tutto completamente nuovo per me. Una cosa che chi è fuori da questo mondo forse non conosce è la lunghezza dei tempi, ci vuole grande pazienza.
Anche per quanto riguarda il romanzo, pubblicato con una casa editrice indipendente, è più il tempo che serve per riletture, editing e correzioni varie che quello impiegato per la scrittura.
Il tuo primo romanzo, Compresse di colpa, è da poco uscito per Infernale Edizioni. Cosa puoi dirci a proposito?
È il mio primo romanzo ed è una grande soddisfazione. La storia segue il protagonista nella sua battaglia contro il senso di colpa e un segreto nascosto per diciannove anni. Quando, per colpa sua, il segreto diventa troppo ingombrante, coinvolge gli amici storici in una rincorsa per pulirsi la coscienza. Ma diciannove anni cambiano tutto: amicizia, famiglia, valori e segreti.
Come detto la base è autobiografica, il primo capitolo è quasi tutto vero. L’idea per il libro mi è venuta mentre ero in vacanza con la famiglia, proprio nella stessa situazione con la quale inizia il romanzo. Penso di aver fatto un buon lavoro, spero possa piacere.
Quali sono i tuoi progetti futuri? Puoi darci qualche anticipazione su ciò a cui stai lavorando attualmente?
Attività principale restano i racconti, ne scrivo diversi, li preferisco perché meno impegnativi rispetto ad un progetto di romanzo. Tuttavia, uno degli ultimi è piuttosto lungo, e potrebbe prestarsi ad essere ampliato per farne un romanzo, che in questo caso avrebbe molto di fantastico e perturbante, vediamo. Quel che è certo è che voglio continuare a seguire corsi e a mettermi in gioco.

Bio
Matteo Russolillo ama i colori, la fantasia, è affascinato da tutto ciò che può portarlo fuori dalla realtà, come le opere di fantascienza (Dick soprattutto) o l’arte astratta. Il primo quadro che gli ha fatto dire WOW è stato Riflesso dell’Orsa Maggiore di Pollock. Ha mille idee, che esprime realizzando creazioni con i mattoncini LEGO e scrivendo storie, con la costante aspirazione di riuscire a stupire il prossimo. Suoi racconti sono stati pubblicati su Wertheimer, sull’antologia Esecranda e per Delos Digital. Il 5 Dicembre 2024 è uscito il suo primo romanzo: Compresse di Colpa (L’infernale Edizioni).








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