Cucina vigliacca è un laboratorio di alchimie verbali in cui Tarquini distilla immagini di una quotidianità che si sfalda, una nostalgia che non si concede al rimpianto, un amore che sa di ferro e ruggine. I testi, nella loro asciuttezza nominale, non si lasciano addomesticare. Il ritmo è spezzato, sincopato, come un respiro trattenuto prima di un urlo o di un bacio, eppure una musicalità implicita, una pulsazione sotterranea lega le poesie. Ogni componimento è un affaccio su un interno in penombra dietro serrande socchiuse, dove gli oggetti e le persone sono presenze sussurrate, volti sfocati, gesti interrotti. La memoria si fa luogo abitabile, ma precario.

C’è spazio per l’ironia, che si insinua tra i versi come un’increspatura improvvisa. Il poeta gioca con il linguaggio, sfruttando sovrapposizioni e cortocircuiti semantici che aprono fenditure. Sotteso c’è un senso di perdita che non si dichiara, ma si lascia intuire. Un’opera che non offre facili appigli né vuole compiacere. Leggerla significa attraversare un paesaggio in cui il tempo si frantuma in schegge di versi, in cui il sentimento si esprime per sottrazione.
Ghigliottina
portami su un pianeta uterino
dietro serrande socchiuse cobalto
dove sanguina peste analgesica
e abbaiano diesel su asfalto
mostrami la ghigliottina
dove hai atteso per allontanarmi
la casa pineale è annegata
la testa tagliata è la tua
Rondini
Con gli occhi stracolmi di mare,
ti mangi le unghie.
Urlano rondini tra fronde spesse.
Ridono di me,
del viaggio che mi aspetta.
Sorridere
Ti guardi in uno specchio rarefatto di prosecchi
con tutta la tua vita che corre velocissima.
Non fai altro che mentire a te stessa.
Non chiami tuo padre, non ricordi
il cognome di tua madre da bambina.
Speri di non essere te ma non rinasci,
ti accontenti della tua ombra sterile di bollicine,
di un mazzo di fiori appassiti che non sono per te.
Ricordarsi di fare del bene.
Ricordarsi di sorridere meno.
Ricordarsi di guardare a sinistra prima di attraversare.
Scordi i testi delle tue canzoni,
finisci di bere e le leggi di nuovo.
Rondini a capofitto riempiono il cielo irreparabile,
le parole giuste s’incontrano nella gola.
Bio
Stefano Tarquini (Roma, 1978) si avvicina fin da subito alla poesia, in particolare alla beat generation. Maurizio Cucchi pubblica alcune sue poesie su “Specchio” di Repubblica. È presente in diversi blog di settore e riviste. Ha registrato 5 dischi con il gruppo crossover romano Palkosceniko al Neon e organizzato varie edizioni del “Pecora Nera Festival”. Negli ultimi anni ha ricominciato a scrivere. Ha pubblicato su: “Intermezzo Rivista”, “Di sesta e di settima grandezza”, “Poetry Factory”, “Scemo Magazine”, “Leggere Poesia”, “L’Ottavo”, “Poesia Ultracontemporanea”, “La rosa in più”, “Poeti dal parco” e “Cartoline Volanti”.







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