L’ho ucciso io.
Così inizia La colpa è nei dettagli, romanzo d’esordio di Elisabetta Foresti.
Così Marco, recluso in carcere con l’accusa di aver ammazzato il padre, comincia la sua confessione. Pur rivendicando con orgoglio il delitto, nega ripetutamente di aver ucciso genitore in un raptus con una dose letale di Valium, come crede invece l’avvocato d’ufficio. Dai contradditori e frammentari racconti che il giovane fa durante gli interrogatori emergono due figure: il padre-Crono castrante e ossessionato dal sesso, e l’ex fidanzata Elisabetta, aspirante scrittrice che nasconde il suo disagio dietro un lessico forbito e citazioni letterarie. Sprofondando progressivamente nella paranoia, Marco arriva a credere che le autorità lo stiano drogando per spingerlo alla confessione desiderata. Tormentato dai ricordi affioranti e infine da veri e propri deliri, finisce per dare quattro diverse versioni dell’omicidio. Tutte vere e tutte false allo stesso tempo.
Non una sola confessione, quindi, ma varie Confessioni. Come quelle di Sant’Agostino. Perché quella che all’inizio potrebbe sembrare una memoria processuale si rivela molto di più. Non solo ammissione di colpa, ma atto sacro (nel doppio senso antico di sacer: “santo” e “maledetto”), esame di coscienza (e sub-coscienza): implacabile, sebbene involontario, esercizio spirituale.
Romanzo carcerario (innanzitutto del carcere interiore), esplorazione dell’inconfessabile, riflessione sulla natura metamorfica della verità, La colpa è nei dettagli combina una storia avvincente a una lingua estremamente originale, dando vita a un romanzo sperimentale che, anche grazie a un uso sapiente di tensione e ironia, riesce a spingere il lettore in aree inesplorate senza rinunciare all’affabulazione.
Il narratore, che è allo stesso tempo Dedalo e il Minotauro, Teseo e Arianna, costruisce un labirinto gombrowicziano di flashback, pensieri, voci e soprattutto dettagli. Per quanto incoerenti e talvolta sconfinanti nel teatro dell’assurdo, essi diventano gli indizi per decrittare il mistero e trovare l’uscita. Un puzzle la cui immagine – come in Farabeuf di Elizondo, più volte citato all’interno del romanzo – si delinea strada facendo, anche e soprattutto grazie ai pezzi che non tornano e non trovano posto. Grazie all’iper-detto più che al non-detto.
Sì, perché dietro il parricidio, che dai tempi del mito è il più letterario dei delitti, emerge presto il vero tema del romanzo: l’identità, l’io, che era già presente, lì, nell’incipit e che, plasmato da traumi e dissociazioni, trova infine una sua forma. Non a caso appaiano spesso a commentare la narrazione stralci delle canzoni di David Bowie, che al centro della sua visione artistica ha messo proprio la ricerca e la costruzione delle sue tante identità. All’io, infine, è collegato il vero peccato, il vero crimine, che sarà chiaro solo nelle ultimissime pagine e riscriverà in un istante tutta la storia di Marco.
Una verità che è sempre stata lì, sotto la soglia della coscienza.
Perché, come dice il padre del protagonista: Se non lo sai allora è vero.

Titolo: La colpa è nei dettagli
Autore: Elisabetta Foresti
Collana: Specchi
ISBN: 978-88-9333-266-8
Pagine: 240
Prezzo di copertina: Euro 18,00

Elisabetta Foresti è nata e vive a Roma. Dopo la laurea in Scienze Biologiche si è specializzata in Patologia Clinica e ha lavorato come Project manager per una società di ricerca e sviluppo farmaceutica.
Nel 2018 si è qualificata prima nello Scouting Night Live dell’agenzia Oblique Studio, e nel 2020 è stata selezionata nel concorso 8×8 si sente la voce della stessa agenzia. Tra il 2020 e il 2022 ha scritto diversi racconti apparsi su Risme, Nazione Indiana, Split, Spore e Il Rifugio dell’Ircocervo. A gennaio 2022 è arrivata tra i quindici finalisti del premio letterario Laventicinquesimaora della Scuola Belleville, a marzo è stata segnalata nella short list per il bando Orizzonte Contest Racconti indetto da The Florence Review, e ad aprile si è classificata tra gli undici finalisti del Premio InediTO – Colline di Torino nella sezione Narrativa – racconto.
Immagine di copertina: Raymond Depardon, Prison de Clairvaux, Aube, 1998.








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